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EMOZIONI

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27 agosto 2015

Ultimo sabato d’agosto. La voglia di arrampicare è tanta ma l’anno non sembra essere quello giusto. Pazienza. Mi ritaglio mezza giornata e decido di portare Alice a fare una via in previsione del Campanile di Val Montanaia. Non che sia dubbioso sulle sue capacità di salirlo, ma i dubbi stanno nella discesa: le corde doppie da preparare, l’arrivare e assicurarsi, lo scendere in autonomia, il non far cadere sassi… così con l’aiuto del buon Michele si decide per il campanile meno famoso della valle, quello che sta poco sopra al rifugio Pordenone, ovvero il Dente del Giudizio.

Dopo un breve incontro a Ponte Compol con il gruppo degli “Spiriti Liberi” che si apprestano a una bella escursione alla cima della Valmenon con pranzo alla casera Val Binon, salutati gli amici vecchi e nuovi, riprendiamo l’auto per arrivare in Pian Meluzzo dove parcheggiamo. Caricati gli zaini in spalla andiamo prima a berci un caffè al rifugio Pordenone e poi via veloci fino all’attacco della torre.

Guardando il camino iniziale mi torna qualche preoccupazione nei confronti della piccola che m’era già sorta sulla “Via della Vipera“. Cerco di liberare la mente mentre mi aggiusto la ferramenta e mi lego alle mezze corde. Guardo i compagni e dico ad Alice di farmi sicura mentre Michele controllerà il tutto (grazie amico). Parto.

Mi alzo e rispetto a due anni fa la roccia è cambiata. Molte prese e molti appoggi si muovono e stare esterni porta a un’arrampicata aleatoria e precaria. Mi infilo nel camino e cercando di stare aperto senza incunearmi completamente, con qualche sbuffo e assaggiando qualsiasi cosa, riesco ad arrivare alla prima sosta dopo una ventina di metri. Chiamo gli altri e piano piano mi raggiungono. Prima di ripartire anche Michele mi conferma la trasformazione. Ecco la conferma che le Dolomiti Friulane sono vive.

Riparto fino alla sella con una lunghezza decisamente più semplice della precedente, poi faccio andare avanti i compagni lungo la crestina. Michele dà ottime indicazioni ad Alice e in breve siamo nuovamente tutti assieme.

Via di nuovo con un bel passo atletico di quelli che piacciono a me, stile ciapa e tira, poi una tratto semplice fino al passaggio chiave. Anche qui qualcosa è cambiato. Il passaggio una volta delicato ora risulta più semplice e la parte di placca si passa in maniera relativamente agile. Al chiodo di Carlesso metto un rinvio. E’ la prima volta che lo metto su 3 salite, ma ho piacere che Alice veda un pezzettino di storia.

Ultimo tiro che a vite sale al punto più alto e poi, sulla cima tutti assieme, una stretta di mano e i complimenti. Ma ora bisogna scendere.

Ecco riaffiorare le preoccupazioni che durante la progressione se n’erano andate. Dalla cima scendiamo ai chiodi (spit) di calata: li unisco con un cordino visto che non sono troppo vicini e passare le corde nelle due maglie rapide così distanti non mi sembra il massimo (paranoia?). Miki scende per primo, poi guardo Alice che si prepara. I suoi movimenti sono sicuri, tutto quello che ha appreso lo sta mettendo in pratica senza problemi. Ineccepibile. Comincia la sua calata e fila via fino al compagno. “Libera!”. Velocemente li raggiungo.

Tutte le mie momentanee paure sono svanite, ora solo sorrisi. Facciamo l’ultima calata e ci ritroviamo alla partenza della via. Rimettiamo via tutto e via fino al rifugio, contenti, a mangiare un’ottima e meritata pasta preparata da Marika. Complimenti Alice! E grazie Michele.

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