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CASERA BIDOCH, il
piano B

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1 ottobre 2017

Primo giorno d’ottobre e tempo completamente autunnale. Valentina è da un po’ che vuole andare a fare un giro in montagna e così, sfidando il tempo, partiamo ugualmente verso il passo Duran. Nessuna cima in programma ma come meta ci siamo posti il bivacco Grisetti, giusto per arrivare da qualche parte senza grandi pretese e con la consapevolezza di rimanere fra il grigiume per tutta la mattina. Con l’auto passiamo l’abitato di Chiesa (Forno di Zoldo – BL) e parcheggiamo sullo spiazzo che s’incontra dove la strada incrocia il torrente Moiazza. Facciamo scendere Zoe che anche oggi è con noi e ci carichiamo gli zaini in spalla. Siamo pronti.

La nostra escursione è lungo il tratturo segnato dal CAI con la numerazione 559. Inizialmente una carrareccia ci porta fino a un campo da calcio che ha visto sicuramente tempi migliori, poi un passaggio fra gli alberi in vesti autunnali ben segnalato da due bolli rossi ci indica l’inizio del vero sentiero.

Saliamo senza problemi in questo bel percorso vario: fra i mughi, fra gli abeti, fra i faggi. I primi colori caldi della natura fanno presagire l’arrivo dell’inverno, mentre le nuvole si fanno via via più basse e più dense. Inizia anche a cadere qualche goccia.

Man mano che prendiamo quota le nubi diventano nebbia e la pioggia è sempre più intensa. Il k-way è d’obbligo e continuiamo ancora ma non siamo qui per prenderla e basta. Fatti 350 metri di dislivello decidiamo di deviare (tabella) fino alla vicina cascata che io non ho mai visto se non dalla strada. Qui il sentiero è un po’ sconnesso ma nulla di impossibile. Raggiunto il salto d’acqua rimango in adorazione come un bambino. Un paio di foto e poi optiamo per la rinuncia alla salita e di conseguenza torniamo sui nostri passi sino alla macchina. Con questo tempo è la cosa più giusta da fare.

Giunti all’auto, quasi per beffa, le nuvole si alzano quel centinaio di metri e la pioggia cessa di colpo. Guardando in alto il cielo plumbeo però sappiamo che continuare sarebbe stata una gran lavata e un rischio scivolone, quindi ben consapevoli decidiamo d’andare da un’altra parte. Consultata la mappa e vista la fattibilità, dopo essere scesi un paio di chilometri fino alla piccola borgata di Gavaz troviamo parcheggio nei pressi di una fontana, rimettiamo gli zaini e partiamo. Questa volta niente sentieri, ma solo un’ampia strada bianca.

Un cartello in legno all’inizio ci indica la direzione: casera Bidoch. Scendiamo fino a incontrare nuovamente il torrente Moiazza. Con un lungo ponte lo attraversiamo mentre il fragore dell’acqua di una presa proprio sotto la struttura fa sparire ogni altro rumore per qualche secondo. Successivamente entrati nel bosco tutto torna ovattato a causa del tempo, ma almeno non piove.

Salendo mi perdo ogni tanto fra gli alti alberi in cerca d’immortalare quanti più funghi possibile. E’ veramente incredibile quante specie convivano vicine le une alle altre. Naturalmente l’amanita muscaria resta quella che si fa più notare, con i suoi colori da cartone animato.

Dopo un’oretta eccoci alla casera. Non è il meglio che si possa chiedere, ma di sicuro c’è di peggio. Ci accomodiamo nella stanza esterna vista la poca luce che offre la parte chiusa. Un bel tè caldo, cioccolato e frutta secca per recuperare un po’ (alla fine saranno comunque 750 i metri di dislivello fatti) prima di iniziare il rientro.

Scendendo coinvolgo anche Valentina nella mia “ricerca micologica ignorante”. Al primo tornante la compagna mi indica un scurton segnato e così inizia il gran taglio lungo un sentiero accennato e poco bollato ma logico e non difficile. Veloci veloci scendiamo fino a immetterci nella strada di salita poco prima del ponte. Da lì il ritorno è il medesimo dell’andata sino al veicolo.

Non tutte le ciambelle vengono con il buco. Anche nel più semplice escursionismo a volte bisogna saper rinunciare. Che male c’è?! Fortunatamente, come dice il buon amico Fabrizio, è bene avere anche un piano B sempre pronto… oppure crearselo. Alla fine, dove in tantissimi sono rimasti a casa per paura della pioggia, una bella giornata fra le amate montagne con la mia amata compagna (e la Zoe!).

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