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PASSO DI SUOLA

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6 agosto 2022

Un week end soli soletti, come gli innamorati, senza le due figlie in giro per il mondo. Noi siamo di poche pretese e così ci accontentiamo, si fa per dire visto che la zona è veramente bella quanto il paesino, di un paio di notti a Forni di Sopra.

Dopo la serata in osteria a base di frico e rossi e una grossa ronfata in albergo, come i veri innamorati, ci svegliamo con calma verso le sette visto che le previsioni meteo non erano delle migliori. Con sorpresa però il cielo è completamente sgombro da nuvole ma non modifichiamo il nostro programma. Quindi colazione in pasticceria e poi via a piedi verso il rifugio Flaiban Pacherini.

Percorriamo tutta la strada asfaltata che dal parcheggio nei pressi del palazzetto del ghiaccio (quota 880 metri slm) sale dolcemente verso sud, attraversando un fresco bosco che mitiga il gran caldo di questa estate. Fortunatamente la strada è interdetta al traffico e possiamo camminare sereni lasciando libera Zoe.

Al termine dell'asfalto inizia il sentiero. O meglio, ha inizio una nuova mulattiera di recente fattura che in parte segue il vecchio tracciato ed in parte sale più dolcemente anche se aumentando lo sviluppo. La cosa non ci dispiace, anche perché in previsione di una possibile pioggia nelle ore centrali della giornata non ci creerebbe grossi problemi per rientrare fino all'hotel Davost. Valentina ha la classica "giornata nera", dove la fatica si fa sentire più del dovuto. Pazienza, si rallenta ma pian piano continuiamo a salire.

La val di Suola fino al rifugio non è bellissima ma di sicuro particolare. Ghiaie e mughi, cime semi sconosciute e dalla roccia precaria, rendono bene l'idea che questi luoghi sono aspri. Per fortuna il nuovo percorso rende tutto addomesticato e nonostante l'andatura siamo al rifugio in un paio d'ore. Ci riposiamo un buon quarto d'ora e poi propongo di proseguire. La giornata sembra tenere e Valentina sta meglio, quindi si sale ancora.

Seguiamo le tabelle ed i bolli del CAI attraverso il 362, ripido per buoni 250 metri di dislivello, per ritrovarci sotto all'imponente Torrione Comici e alle pareti di cima Val di Guerra che da qui mostrano la loro verticalità. Oltre il tracciato diminuisce la sua pendenza e sale quasi dolce, fra gobbe ricorperte da soffice e rasa erba, fino al Passo di Suola.

Appena arriviamo all'ampia sella (1994 metri slm) veniamo raggiunti da tre abitanti del luogo, degli stambecchi che per nulla intimoriti della nostra presenza ci passano a pochi metri di distanza. Meraviglia. La Zoe li guarda incuriosita ma nulla di più, e già che li guardi è quasi un caso visto che solitamente di qualsiasi altra forma vivente non ha alcun interesse, vipera, marmotta, cane, gatto o cammello che sia. Poi gli ungolati spariscono veloci con la loro corsa sicura e noi cominciamo a guardarci attorno, scoprendo che qui le meraviglie non erano solo loro ma tutto l'ambiente che ci circonda.

Dopo le foto di rito riprendiamo il sentiero dell'andata e iniziamo a scendere. Prima di arrivare al punto dove la pendenza torna a farsi sentire, un'evidente traccia taglia e scende verso il Flaiban Pacherini. La seguiamo, ripida, ed in breve siamo al rifugio. Rimango stupito da quanta gente ci sia. Fuori tutti i tavoli sono pieni di persone che mangiano, mentre poco prima non c'era nessuno. E nessuno che sia salita oltre la struttura, dove la valle regala il meglio di sè. Sicuramente la mulattiera fa il suo dovere per portare qui i camminatori un po' meno avezzi a certi percorsi, però meglio così, anche questo è un bell'approccio alla montagna.

Ci fermiamo a mangiare, il cibo è ottimo, e mentre abbiamo il boccone in boccone arriva un fuggi fuggi generale da fuori a dentro al locale. Sta iniziando a gocciolare. Non ci preoccupiamo e finiamo con calma i piatti scelti.

Arriva l'ora di tornare verso l'albergo. Iniziamo la discesa e non piove, ma le nuvole grigie sopra di noi non preannunciano di certo una sudata. Oltre a Forni, sopra il Clap Varmost, si vede benissimo che il cielo plumbeo sta già scaricando un bel po' d'acqua. In compenso il vento è completamente assente ma anche così decidiamo di aumentare il passo, senza correre. Dopo una trentina di minuti ecco la prima goccia. Poi una leggera pioggerellina. Infine una bella pioggia, dritta, continua. Apriamo i nostri ombrellini per non bagnarci, i k-way non servono.

Tagliamo qua e là dove scorgiamo il vecchio sentiero, ancora in ottime condizioni, mentre Zoe ci segue a orecchie basse e tutta bagnata. Quando arriviamo al bosco anche lei si sente un po' più riparata e di tanto in tanto si scrolla di dosso l'acqua, bagnando anche noi. La vendetta della senza ombrello! Ed infine ecco la strada asfaltata e la fine della nostra escursione.

Che dire di questo giro? L'ultima parte vale lo sforzo di proseguire oltre al Flaiban Pacherini nonostante che già il rifugio sia un'ottima meta, soprattutto se abbinata a uno dei piatti che propongono. Inoltre la mulattiera rende possibile la salita anche con tempo incerto fino alla struttura, come nel nostro caso, ma ben coscienti eventualmente che si rimane in ambiente montano. In conclusione un bel giro rubato a una giornata di tempo incerto.

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