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FORCELLA GRANDE, al cospetto della Torre dei Sabbioni

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26 giugno 2018

Questa estate proprio non ne vuol sapere d’iniziare. Ieri (25 giugno) ennesimo lunedì buttato a causa del maltempo. Sveglia prestissimo per poi nemmeno partire verso passo Monte Croce Carnico visto che la webcam avrebbe scoraggiato chiunque. Oggi però mi voglio rifare e quindi altra sveglia alle 4:30, colazione al bar dove lavora mia zia e poi via in macchina verso San Vito di Cadore. Prima d’arrivare a destinazione sarò obbligato a un’altra pausa caffè per capire completamente il mio nome. Poi ripresa la guida giungo fino a Chiapuzza, dove su un ampio spiazzo sulla destra parcheggio e mi preparo all’escursione.

Risalgo un prato fino a raggiungere la ciclabile e la ex stazione ferroviaria, ora divenuta piccola e graziosa abitazione che in molti invidiano, mentre fra gli alberi posso ammirare la mole della parete Sud della Tofana di Rozes. Qualche decina di metri ed incontro le tabelle che mi indicano il rifugio San Marco. Prendo il sentiero e comincio a salire. Il bosco è stupendo benché relativamente giovane e con poche fioriture al suolo, o forse io lo vedo così perché non sono più molto abituato a questa zona, e mi viene da salire di buon passo.

Dopo 45 minuti mi fermo con il fiatone. “Qualcosa non funziona” mi dico, ma poi guardando l’altimetro capisco il perché: ho già divorato 600 metri di dislivello. Prendo fiato due minuti, una foto a Punta dei Ros, e e poi riparto.

Il bosco si apre sul Pra de Mason e capisco che il più, almeno per il momento, è fatto. Ora rimanendo pressoché in quota mi porto fino al rifugio, oltrepassando un ghiaione ripido dove devo porre molta attenzione. L’Antelao fa bella mostra del suo scivolo imbiancato mentre più a destra il Caregòn del Signore si erge imponente. Al rifugio non mi fermo, farò tappa al ritorno, e salgo ancora attraverso il sentiero CAI 226.

Risalgo un vallone da prima stretto e ripido, poi via via sempre più ampio e dolce. Quasi in forcella Grande, mia meta odierna, i panorami cominciano ad aprirsi sempre più. Le pareti che mi sovrastano a ponente sono un grosso ammasso di sassi instabili e spesso sento rotolare qualche pietra dall’alto. A levante invece, le roccia è liscia, levigata lentamente da quello che doveva essere un antico ghiacciaio.

Arrivato in forcella ecco aprirsi la valle di San Vito e dall’altra parte di questa la repulsiva ma affascinante parete Sud del Sorapiss. Tutta la scena viene in parte rubata dalla Torre dei Sabbioni. E’ la prima volta che vedo quest’angolo di Dolomiti e già comincio a pensare a quando ci potrò tornare.

Dopo la foto di rito a me e una rubata ad un camoscio, faccio dietrofront e inizio la discesa. Dopo un paio di centinaia di metri noto una traccia che si stacca alla mia sinistra. E’ presto e decido di seguirla. In una decina di minuti, e con un po’ di attenzione negli ultimissimi metri, eccomi su una cimetta che sta proprio sopra al rifugio. In pratica sono sulla prima punta che avevo notato salendo nel vallone sottostante. Mi gusto il panorama che qui è straordinario e nuovamente riprendo a scendere.

Taglio per ghiaie per riprendere il sentiero e poi velocemente arrivo al rifugio. Dentro Tania, la gestrice, è gentilissima e posso scambiare quattro chiacchere del più e del meno. Mi bevo una bella e meritata birra fresca e mangio un pezzo di buon formaggio mezzano. Poi ringrazio, saluto e riparto contento.

Rientro per dove son venuto, quasi correndo perdo quota molto velocemente e in poco eccomi alla strada e alla macchina.

Bene, mi sono rifatto di una giornataccia che un’escursione magnifica! Posto grandioso, una piccola cima dai panorami rari, un rifugio accogliente… cosa desiderare di più?

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